Salve!

luglio 10, 2007 - Una Risposta

Ricordo che ero piccolo. Ricordo che erano le prime volte che uscivo da solo di casa, generalmente per andare all’oratorio. Da casa mia all’oratorio ci volevano meno di 5min a piedi. Ricordo che nel percorrere questo breve tragitto ero sempre dibattuto, quando incrociavo un adulto, rispetto alla convenienza o meno di salutare quel perfetto sconosciuto. Voglio dire, in fin dei conti in casa mi avevano abituato a salutare sempre, anche gente che fino a quel momento mi era del tutto sconosciuta, no? La regola doveva valere sempre, no?

E allora per qualche giorno ci fu un bambino che salutava ogni persona che incontrava per strada, a volte ricambiato e altre no. Probabilmente se fossi sempre stato ricambiato non avrei mai smesso…

Ciao

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quando ero piccola tutti mi shcherzavano….

maggio 29, 2007 - Leave a Response

avevo…boh…4anni? all’asilo, era finita la carta igienica…c’erano dei bagni giganti  tipo degli openspace(ma si sa che nei ricordi di bambini tutto è più grande quindi non so quanto sia attendibile)…insomma avevo fatto pipì e giuravo di non scendere fin quando qualcuno non m’avesse portato la carta igienica, sono rimasta lì non so per quanto tempo ricordo però che ad un certo punto è arrivato un furgoncino con i rifornimenti per l’asilo e con la benedetta carta igienica. ero salva. peccato che nel frattempo si era radunato un drappello di bambini che mi additavano e mi shcherzavano mentre io lì poverina soffrivo sul mio trono.

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Astuzie calcistiche

maggio 24, 2007 - Leave a Response

Io mi ricordo che quando ero meno che adolescente, e d’estate andavo in vacanza in campeggio in Liguria, avevo solo due pensieri per la testa: il calcetto e i videogiochi. Come si vede che non ero ancora adolescente… ehm…

A dirla tutta, i miei pensieri erano tre: il calcetto, i videogiochi, e (di conseguenza) le monetine da 200 lire. Non percependo alcuna paghetta, dovevo arrangiarmi come potevo, implorando qualche moneta dal parentado, facendo “la cresta”sulle “commissioni”, o ravanando nelle tasche delle giacche sperando in un “resto-mancia” (per me).

Non dovevo essere l’unico ragazzino senza paghetta, e ricordo che nel campeggio tutti ci inventavamo qualcosa per ottimizzare l’uso delle nostre monetine. Ad esempio, affinché una partita di calcetto durasse un po’ più a lungo c’erano due sistemi, entrambi non esattamente legali. Il primo consisteva nel sistemare un oggetto (in genere una palla-regalo, quelle di plastica trasparente con dentro un giochino, che si trovano negli appositi distributori davanti ai bar o alle edicole) al fondo della porta, in modo da non far passare la pallina del calcetto che poteva quindi essere tranquillamente recuperata e “giocata. Questo sistema era molto pratico, ma se il gestore del calcetto ti beccava, l’umiliazione era terribile… Il secondo stratagemma consisteva invece nell’afferrare con rapidità la pallina subito dopo un gol, infilando la mano dentro la porta prima che la pallina avesse il tempo di scendere nella pancia del calcetto.

Non era facile, ma almeno due volte su tre riuscivo a prendere la pallina. Son soddisfazioni…

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Scuola, furbi ed etica del sacrificio.

novembre 24, 2006 - Una Risposta

Mi ricordo che già alle scuole elementari, ma forse ancora di più alle medie, era abbastanza comune cercare delle scorciatoie nello “sbrigarsi a fare i compiti”.

Ognuno aveva i propri stratagemmi, ad esempio ricordo che una volta per l’analisi del periodo, invece di riscrivere le frasi separando le varie parti e specificando di cosa si trattava (es: proposizione principale) avevo creato una legenda. In altre parole, ad ogni parte della frase avevo assegnato un colore, e mi limitavo a sottolineare le diverse parti della frase…

La prof. non era felicissima, e mi disse di riscrivere le frasi per le volte successive, ma non riuscì a trovare un motivo valido per cui non andasse bene il mio sistema.

Georgie

novembre 24, 2006 - Leave a Response

…mi piaceva tantissimo quando nei cartoni animati l’eroina di turno (ricordo soprattutto georgie) per superare qualche situazione difficile si fingeva maschio e per farlo si metteva un cappello in testa infilandoci dentro i capelli…e poi succedeva sempre che ‘sto cappello volasse via o per scherzo qualcuno glielo sfilasse o che si impigliasse in qualche ramo e così SFIUMP! tutti i riccioli volteggiavano per aria e tutti restavano a bocca aperta sbavando per la protagonista. Ovviamente appena mi capitava di mettere un cappello me lo mettevo così. Tutti i capelli nel cappello. LO FACCIO ANCORA ADESSO!!!

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Ci vuole l’albero

ottobre 26, 2006 - 2 Risposte

D’estate a Brindisi se il tempo non era così bello per andare in spiaggia (tipo se c’era lu vientu de lu salentu) si andava in  campagna. Passavo tutto il tempo su un albero d’ulivo….il mio albero preferito: era (anzi “è” perchè è ancora lì) il secondo albero sulla sinistra, aveva un ramo grosso tagliato su cui mi mettevo a cavallo e da lì guardavo tutto intorno…poi c’era un ramo, ad altezza perfetta per me, sul quale dondolavo spaccandomi le mani….c’era altri due rami sui quali arrampicandomi mi accasciavo tipo culla e avevo una corda che attaccavo ad un altro ramo facendoci un’altalena, usavo come seggiolino un asse di legno che serviva per lavare i panni…quanto mi sono divertita con quell’albero….

5 minuti

ottobre 18, 2006 - Leave a Response

ho appena terminato di lavare il paviemento…mi sono ricordata che quando avevo 4 o 5 anni (e avevo ancora una concezione del tempo piuttosto relativa!)mia madre, quando lavava per terra, mi diceva di stare seduta 5 minuti per non lasciare pedate e lasciare che tutto si asciugasse per bene…allora io mi sedevo buona buona e dopo un nanosecondo strillavo: UNO DUE TRE QUATTRO CINQUE FINITO!!! e saltavo giù….

Autonomia

ottobre 11, 2006 - Leave a Response

Mi ricordo di quando ho preso casa a Torino, era l’estate del 2003, mi ero appena laureato.

Era la prima volta che andavo a vivere da solo in una casa, prima ero stato in collegio, o avevo viaggiato facendo la spola da Alba a Torino.

Mi ricordo che per tutto il mese di agosto di quell’anno ho fatto una serie di lavori di “ristrutturazione” della casa e in particolare della mia stanza, e che una sera d’estate sono sceso in strada a fumare una sigaretta… mi ricordo ancora perfettamente la sensazione che ho provato quella sera…

Mi ricordo l’attimo preciso in cui ho realizzato cosa stava succedendo, cioè la mia nuova vita: il lavoro, uno stipendio, una casa…

L’autonomia, insomma. La libertà di decidere del mio presente e di progettare il mio futuro…

E mi ricordo che mentre ero lì, per strada, sotto alla mia finestra… mi sono messo a saltare dalla gioia, a ridere e a saltare…

Monella vagabonda!

ottobre 10, 2006 - Leave a Response

Uno dei miei giochi preferiti da bambina consisteva nell’immaginare di essere vagabonda…ricordo che prendevo il manico della scopa e ci appendevo un secchietto colorato che conteneva le mollette oppure ci legavo un fazzoletto con della roba dentro…e così me ne andavo in giro per casa col mio “bastone” sulla spalla in cerca in avventure: sotto il tavolo, sotto ai letti, nello sgabuzzino…(credo di essere stata deviata dai puffi che spesso facevano fagotto e andavano per i boschi!)

Ragni

ottobre 9, 2006 - Leave a Response

Ricordo che quando abitavamo a Garbagnate capitava spesso che “spuntassero” dal nulla dei ragni, (che io ricordo giganti con delle zampe sottiiiiiili sottiiiili e lunghissime), in cucina. Anzi per la precisione sui vetri del balcone della cucina. Mio padre o mia madre solitamente li acchiappavano con dei tovagliolini e li buttavano nel water…ricordo che avevo il terrore di fare pipì perchè avevo paura che sbucassero mentre ero seduta lì sopra

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